Quai de la…


Vi è uno strano fenomeno che ogni giorno mi lascia perplesso: la luce quasi perpetua del tramonto. La longitudine, latitudine di Parigi fà si che il sole tramonti più tardi che a Milano dando la possibilità ai parigini di godersi la sera fino ad ore più inoltrate. E’ qualcosa che le prime volte ti lascia molto perplesso e scombussolato, non riesci bene a capire che ore siano. Si mangia a ore partenopee anche se sei molto più vicino alla Manica che a Napoli. Anche stasera, come molte sere ormai, la luce, che entra dalla vetrata di casa, riflette sugli oggetti dandogli vita. E’ come un richiamo ad uscire, non si riesce a dormire neanche se la stanchezza sembra farla da padrona. Ecco dunque, esco di casa, 11esimo piano di uno degli edifici più alti del mio quartiere. Prendo l’ascensore, le porte si aprono e si chiudono con un cigolio ed un stridente clack. Appena si esce dal portone le prime cose che colpiscono sono le insegne dei ristoranti che, ornati in base alla cucina offerta, rincuorano i passanti affamati di cibi dai sapori lontani. Proprio di fronte casa c’è un ristorante Mama Africa del quale si possono indovinare le specialità senza entrarvici. Poco distante, invece, un ristorante giapponese illumina di color rosa le macchine adiancenti. Il comune denominatore di tutte le passeggiate per il quartiere è il perpetuo scampanellio delle biciclette che sfreciano da una parte all’altra della città.

Mi incammino verso la Quai de la Loire, ovvero, il molo della Loira, uno dei due canali che attraversa il XIX arrondissement. Una coppia urla-c’est par là– indicando un ristorante libanese poco distante, situato nell’Avenue Jean Jaurés.  Questo grande viale, dedicato ad un uomo politico francese degli inizi del novecento, a quest’ora sembra dormiente-taciturno, come esausto dalla movida dei due giorni precedenti. La vita ed il calore che l’animano di giorno sembra scomparire, lasciando spazio solo ad una leggera brezza estiva. Appare come un lungo sentiero illuminato da lampioni poco distanti gli uni dagl’altri. Questo viale serviva a collegare Parigi con i comuni limitrofi ed è per questo che la sua vocazione ad aera di passaggio ha certamente aiutato, nel tempo, l’aumento di densità di cittadini immigranti. Prendendo la Rue Heni Noguéres si passa davanti ad una delle scuole elementari del quartiere dove, immancabilmente, vi sono, scolpiti nel marmo, i tre ideali trainanti della Repubblica Lib-Egali-Frat. Percorrendo questa piccola via silenziosa ci si immette  nella via alberata che costeggia appunto la Quai.  Come tutti i luoghi dove l’acqua rinfresca gli animi anche qui la gente e  soprattutto i giovani vi  trovano uno spazio, per certi versi, fuori dagli schemi tipici del parigino snob e sofisticato. Le sponde del canale, da freddi argini, diventano luoghi di incontro e scambio a tutti i livelli. Non vi è una categoria specifica di frequentatori abituali bensì tutti: giovani-adulti-residenti e non si appropriano di questo spazio cambiandone l’aspetto. Basta  mettersi in un angolo, all’inizio del canale, e chinare la testa per scorgere facilmente una lunga fila di tovaglie-bottiglie-cestini ,a volte, colmi di delizie prelibate, a volte, improvvisati. Quello che conta non è quello che si prepara ma è il condividere e lo stare insieme che muove questa massa di gente verso il canale. Passeggio ed incrocio sguardi di turisti erranti e di senza tetto. Quest’ultimi si rifugiano per qualche ora in questa vita parallela discordante con la quella che vede  animare Parigi derante la settimana. Dopo un ultimo sguardo verso il canale mi dirigo in una via dove il bar posto ad angolo richiama giovani e meno giovani. Incrocio un gruppo ragazzi seduti sui paletti di entrambi i marciapiedi -si capisce immediatamente la ragione per la quale sono li- non certo per l’apertivo della domenica sera, bensì per raccimolare qualche soldo vendendo illusioni. La luce del tramonto ormai non c’è piu, i colori delle insegne ne hanno preso il posto. Proprio grazie ad esse mi accorgo che sono ritornato sulla via di casa, senza neanche accorgermene. Ritrovo quel piccolo calore fatto di punti di riferimento e di sensazioni proprio dietro la Quai de la Loire

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Une réflexion sur “ Quai de la… ”

  1. Solo ora, mi rendo conto che per vedere la città non avevo bisogno della guida Lonely Planet ma delle pagine stampate del tuo blog…. peccato averle scoperte tardi.

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