La pétanque in boulevard lenoir


la petanque

Dopo una giornata di lavoro decido di incamminarmi per il centro della città, esattamente vicino all’ Eglise de Notre Dame. Prendo la linea numero sette della metropolitana, direzione Chatelet. Vista la bella giornata mi incammino per tutta la zona centrale di Parigi, quella che si vede sempre nei reportage o nei film, ossia dalla Chiesa di nostra signora ai ponti che costeggiano la Senna. Cammino per una mezz’ora e mi ritrovo nel luogo dove ora una colonna commemorativa sostituisce un vecchio forte: la Bastille. Da qui basta prendere una via traversa e si entra subito nel Boulevard. La caratterista del Boulevard Lenoir é quella di essere attraversato, per tutta la sua lunghezza, da una via alberata con al centro un tratto pedonale dedito a giochi per bambini. In queste zone si possono trovare anche piccole aree dove si può praticare la pétanque, ovvero, il gioco delle bocce. Non é difficile imbattersi in una partita all’ultimo sangue dei professionisti del mestiere, oppure, in un match più rilassato per tutti quelli che la prendono come un momento di sfogo. In questo piccolo quadrato, ricavato dal niente, vi sono 8 signori, tra cui 7 anziani intenti a dare consigli e a preparare tattiche di gioco mentre l’ottavo é un signore con la maglia verde fosforescente, che, con sguardo misto tra l’essere incuriosito dal gioco e supplicante di poter fare una partita.

Basta state seduti su una panchina per capire che e così semplice perdere la sensazione del tempo e dello spazio. Si e talmente concentrati ad ogni tiro, ad ogni maledizione per un colpo facile tirato troppo in fretta e sbagliato per qualche centimetro, che questo piccolo mondo sembra annientare tutto quello che succede al di fuori. Il rumore delle macchine e perpetuo ma non insistente. « Vien roman, vien. Mais no. » Il signore con la maglia della Spagna impartisce suggerimenti al suo compagno: tire par la, bien joue. Allé allé. La gente ne e incuriosita e per qualche attimo o per qualche minuto si ferma ad osservare. Intenta. Essendo persone di una certa eta, parlano anche un altro francese che non si ascolta così di frequentemente. A volte mi sembra di capire cosa dicano ma non per il fatto che parlo la lingua bensì perché sembra che molte parole assomiglino in modo straordinario al dialetto parlato a Milano. « la bala par la » dice il signore un po troppo frequentatore assiduo di tavole ben bandite. I suoi occhiali da sole gli danno un tocco giovanile che non rasenta il ridicolo solo perché fa caldo, c’è il sole e nei paraggi non vi e moltissima gente. Se chiudo gli occhi nella mia testa prende subito forma il campo di bocce che si trova in via grigna. Piccolo, nascosto, in un angolo signori anziani si giocano la partita e altro ancora. Il terreno instabile, degno del più umile campo sportivo e il sole che filtra tra gli alberi, danno la stessa sensazione che provo ogni qualvolta passo per il campo di bocce in via grigna. Stessa atmosfera stessa voglia di divertirsi. E come se la vita un po snob di Parigi lasciasse spazio a quella vita semplice, umana, fatta di maledizioni e di ore passare all’aperto piuttosto che nei locali a fare l’apéro. Qui tutto e’ artigianale, niente segue la moda. Basti pensare che per non doversi abbassare a raccogliere le boccie, ogni qual volta che una partita finisce, si sono auto costruiti dei magneti tenuti al fondo di uno spago così, semplicemente avvicinando il piccolo magnete, tak, la boccia e’ presa. Il difficile viene quando, come in questi momento, bisogna prendere il boccino che, non essendo in metallo non cade trappola del magnete, dunque bisogna abbassarsi per prenderlo. Smorfie di dolore si consumano sui volti. Non so’ perché ma e’ sempre lo stesso signore che, amante del sadomaso duro, si genuflette in una preghiera profonda e remissoria. Gli altri, guardandosi con sguardi furtivi, ridacchiano. » tro curta merda » testuali parole escono dalla bocca del signore con la maglia della Spagna. Un misto tra due lingue che in un modo o nell’altro mi appartengono. Ogni partita vede vincitori alterni. Questo mondo, involontariamente, mi lega a casa, con la mia cultura e con i luoghi che conosco. E come se si creasse un ponte invisibile tra i due campi. Via grigna-boulevard lenoir. La vita parigina passa inisturbata, veloce, a volte indifferente mentre qui il tempo trova il posto giusto. Abbiamo perso? Nessun problema ricominciamo. Un fisco-uno sguardo ad un gruppo di donne che passa giusto a fianco del campo e subito tutti si « impettiscono » come direbbero a Milano. Segno che i piaceri della vita sono pochi ma immutevoli nel tempo.

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