Bus numéro 37


Paris

Quest’anno l’estate parigina non è arrivata, anzi, sembra proprio che l’autunno reclami già il suo posto. E’ un pomeriggio uggioso, per me è la prima volta che respiro l’aria umida che invade Parigi. E’ veramente un peccato poiché questa bella città da il meglio di se con sole. Si possono godere tutti i parchi pubblici, les buttes chaumont oppure le parc Monceau, un po’ più piccolo ma ugualmente affascinante. Quello che consiglio di fare, in queste giornate, e’ di prendere un autobus a caso, non importa quale, tanto vi riporterà allo stesso punto di partenza. Inoltre a Parigi è impossibile, o quasi, perdersi poiché si ha una linea di metropolitana ogni 200 metri.

Vi propongo un itinerario. Prendete l’autobus n. 30, vicino al parc Monceau, direzione Gare de l’est. Così facendo potrete passare per l’Arc de Triomphe per poi risalire la città fino al capolina. Le strade sono deserte, ovunque si volga lo sguardo, ci si imbatte in stradine  vuote. Anche passando davanti al più importante monumento parigino il risultato non cambia. Gli unici impavidi si armano di ombrelli, keeway, e di tanta pazienza. Tra questi temerari vi sono piccoli gruppi di turisti giapponesi intenti più a non farsi sfuggire l’ombrello di mano più che ad ammirare le bellezze cittadine. Si muovono compatti come i pinguini nel periodo della covata, tengono gli sguardi ben fissi davanti a loro per non perdere la bandierina rossa della guida, che la sventola come la Marianne nel quadro di Delacroix.

Si passa per rue cardinet. E’ tutto un susseguirsi di palazzi ottocenteschi. oltrepassata questo tratto si entra, di fatto, nel VI arrondissement, borghese, lussuoso, internazionale. Qui vi fioriscono tutte le boutique di alta Moda, Versace, Armani senza contare i ristoranti di lusso che diventano la norma all’avvicinarsi dalla Tour Eiffel.  Attraverso questo quartiere con il mezzo più popolare, più economico, più a contatto con la gente: l’autobus. Arrancante passa il ponte cardinet, vicino alla Gare des Marchandises. Questa stazione fu inaugurata nel 1903 principalmente per la distribuzione del carbone: restò in servizio fino al 1993. Oggi viene utilizzata per la maggiore parte da commercianti asiatici per lo stock di vari prodotti. Appena si passa il ponte una serie di lavori bloccano il traffico, stiamo cambiando arrondissement. Più ci si allontana dai Campi Elisi, più s’intravedono negozi che vendono oggetti di tutti i tipi. Un negozio, giusto vicino alla fermata dell’autobus mi colpisce poiché i prodotti che vende, passeggini e lettini per neonati, si gettano quasi sulla carreggiata, impedendo il passaggio. Nonostante ciò, sembra che nessuno ci faccia caso, schivando bellamente gli “ostacoli”.

Una piccola disputa si accende sull’autobus tra due signori seduti. Sono troppo con centrato per prestare attenzione sul perché della discussione. Gli unici stralci di conversazione che riesco a percepire sono: « Monsieur c’est pas moi, c’est la loi… ». I francesi utilizzano sempre come scudo la legge anche nei rapporti interpersonali, come se un terzo fosse presente per prendere le parti di uno o dell’atro interlocutore. Ovviamente la persona nel dire questa frase alza le spalle come se volesse indicare una verità assoluta.

La vettura sale, ci dirigiamo verso il XVIII arrondissement, situato sulla parte alta della città, da dove si ha un panorama mozzafiato di Parigi: specialmente la sera, quando le luci cominciano ad accendere la Ville lumière. Non c’é da dimenticare che il quartiere di Montmartre, in passato, fu fortino di resistenza durante la Comune de Paris (1971). L’autobus arranca, la gente sale e scende ad ogni fermata, si riempie, sfreccia per le vie che ci circondano il quartiere del XVIII: rue ordener, rue ruisseau. La pioggia ha cessato, ora rimangono solo le nubi ed il grigiore autunnale. Per ingrigire, ancora più quest’atmosfera, ci vieni in aiuto un signore appena salito sull’autobus che, per régler una situazione di conflitto con un altro passeggero,  comincia a  spergiurare con  frasi quali: “Que les animaux prennent l’autre bus”. Riferendosi ad una signora di colore. La gente non reagisce, inerte, come assopita tra una rassegnazione alla ur ignorantia e la sfiducia. Il XVIII entra nel vivo. L’autobus mi mostra al meglio la vita che anima ogni singola via, ogni singolo quartiere, fatto di persone che prendono un semplice mezzo di trasporto, diretti chissà dove. Ogni fermata non é banale come si possa pensare: bensì é una simbiosi di gente, personaggi, più o meno bizzarri, che comunicano e che condividono il quotidiano.

Ogni quartiere ha la sua gente, i propri colori ed i propri problemi. Per esempio, passo davanti alla fermata della linea della metropolitana numero 2: Barbès. Chi conosce Parigi, sà di cosa io stia parlando. Lo scenario che attende tutti i giorni i pendolari all’uscita è sempre lo stesso, uomini di tutte le comunità e di tutte le religioni che vendono, più o meno sottobanco, tabacco, orologi dal dubbio valore commerciale. Adesso il 30 si è svuotato, all’interno, vicino ai sedili, una pubblicità « progresso » incita ad obliterare il biglietto ogni qualvolta si salga a bordo. Devo essere sincero chiunque abbia creato questo slogan avrebbe potuto fare molto di più: dans le bus pour être en règle on vali-bus.

Tra 2 minuti si arriva alla Gare de l’est, indica il tabellone elettronico posto in alto. Infatti, passata la rue 8 Mai 1945, si vede la stazione, con l’insegna tipica della Sncf color rosso ocra. Si scende, On est arrivé. Piccolo squarcio di vita parigina in questa giornata uggiosa.

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