Archives pour la catégorie Natura

« Côtoyer ces hommes, c’est mettre des doutes sur nos certitudes »


Interview à Bruno Zanzottera

Né à Monza. Zanzottera, agé de 55 ans a toujours parcourt le monde en le décrivant à travers la photographie classique, expérimentale. Il a été auteur de plusieurs reportages photographiques spécialisés dans l’ethnographie, la géographie et le sociale. ll a voyagé, dans le monde entier, pour raconter des histoires perdues des tribus locales africaines ou de n’importe quels coins de la planète où, son regard, aurait pû faire la différence. Parmi ces reportages on trouve: “Ashanti, il popolo dell’oro”, “Il voodou sulla Costa degli Schiavi”, “Le architetture in fango dell’Africa Occidentale”, “Ol Doinyo Lengai, la montagna divina dei Masai”, “Mongolia, i cacciatori con le aquile kazaki”, “Patagonia, nel mondo di Francisco Coloane”.

Actuellement il travail pour des magasines italiens: »Gulliver », « Airone », “Itinerari e luoghi”, “Panorama Travel”, “Luoghi dell’Infinito”.

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Parigi e’ distante 15 minuti (Lognes-Torcy)


Quando si guarda una città dall’interno si riesce a vederne, capirne, scoprirne ogni più piccolo segreto. Si cerca di ricordare ogni piccola strada che attraversa il tuo quartiere, il panettiere più vicino o l’entrata della metro. Guardare una metropoli, come Parigi, da dentro significa chiederle di entrare nella sua vita quotidiana, fatta di gesti ripetuti, riti, comportamenti. Capita spesso che una volta assimilato il ritmo parigino ci si dimentichi di tutto il resto ossia di come la vita scorreva prima di essere sottomessa alle rigide regole cittadine. Molte volte la città, nonostante sia accessoriata con ampi viali alberati e parchi, stranamente, limita il tuo spazio sia esso fisico, come in una qualsiasi metropolitana nell’ora di punta o durante un’ulteriore grève, sia mentale, ossia, quando si e’ talmente presi dalle faccende di tutti i giorni che si viene sopraffatti dai problemi  urbani.

Il continuo affrontare ogni possibile ostilità o il semplice lavorare fino ad essere épuisé (stanchi morti) ti porta, alcune volte, a non vedere più al di la del tuo naso. Pensi che tutta la Francia sia Parigi, invece, prendi l’ RER A, stazione Nation, in una bella domenica autunnale, ed attendi sulla banchina il treno che ti condurrà in un mini viaggio. Sulle banchine d’attesa lo scopo principale del design, cioè quello di abbellire e rendere più confortevole anche il luogo più angusto, ha parzialmente fallito perchè le panchine sulle quali la gente attende somigliamo più a delle piccole aie rosse per polli più a che delle utili sedie new age. Inoltre, la possibilità di appoggiare, una volta seduti, le proprie braccia in un foro ricavato dalla cabina rossa che ti avvolge, da’ ancora più un tocco realistico all’aia tanto che i passeggeri attendono con le braccia a mezz’aria come a mimare il movimento del volatile. La direzione e’ Valley de la Marne abbreviato sul display con VDM. L’RER A e’ contrassegnato dal colore rosso e taglia in due la città così come gli altri quattro treni interregionali. Puntuale la galleria s’illumina: l’RER arriva con il suo carico di passeggeri. Salgo e mi siedo.

Il passante ferroviario riparte verso l’Est cittadino passando per tutta una serie di cittadine situate appena al di fuori di Parigi. Se ne possono incontrare molti con nomi buffi o semplicemente difficili da pronunciare come Bry sur Marne, Val de Fontanay, Bussy-saint-George.. Sale in superficie e, come sempre, il paesaggio cambia. I pochi passeggeri si danno il cambio tra una stazione e l’altra: c’è qui scende e c’è qui sale. Bastano 15-20 minuti per s’éloigner. Parola perfetta per esprimere la sensazione di distacco da qualcosa o da una situazione. Fermata Lognes. Il sole riscalda la vettura e la gente sbuffa: insoddisfazione perenne. Lognes e’ conosciuta come la Asian area più che China town di Parigi: quest’ultima può essere ritrovata nel XIII arrondissement.

Infatti, il dipartimento numero 77, dove Lognes di trova e’ una vasta zona e non solo un quariere di una città. Quando si arriva, subito si rimane stupiti dalle scale dell’RER che portano verso l’uscita, le quali, sembrano galleggiare sul piccolo stagno che sta sotto la stazione. La grande vetrata da’ una panoramica sugli altri piccoli laghi che caratterizzano questa zona. Esco e subito Parigi e’ alle mie spalle, lontana, incasinata, sporca e claustrofobica, a volte. Oggi la Tour Eiffel farà il pieno di turisti ma non avrà l’onore del mio sguardo, non oggi. Il verde e la natura sono i veri protagonisti qui. Piccoli ponti in legno ricordano molto una stile orientale in cui il silenzio contorna l’atmosfera. Ci sono molti sentieri che ti portano a costeggiare il lago mente altri ti portano dentro delle piccole, mini, foreste cittadine. Mi fa molto strano pensare a questo luogo come parte della Francia. Siamo abituati ad immaginarcela come una nazione successo delle grandi metropoli e non certo per la pulizia svizzera di alcune delle sue città. Solo 15 minuti e sembra di stare ailleurs. Fuori da’ spazio e tempo. La piccola città di Longes somiglia moltissimo alle città che si trovano ad un’ora e mezza da Milano, come Como, Varese, Sirmione ecc. Cittadina dallo stile austriaco per l’architettura di alcuni dei suoi edifici e per la pulizia unita all’ordine. M’incammino nel silenzio più totale: domenica giorno di riposo. Qualche macchina incrocia il mio passaggio ed io, con il mio mp3, sorrido e danzo a mio modo. Passo per le varie viette e decido di andare, a piedi, verso Torcy che dista una ventina di minuti. Qui v’e’ un grande lago attorniato da un altrettanto grande parco, il tutto,  fa da sfondo ad un campo da golf gratuito. Ci si può perdere tanto e’ grande. Non c’è molta gente e ne approfitto per sedermi sulle sponde e godere del sole e del silenzio. I cigni passano avanti ed indietro guardandomi in modo guardingo: si avvicinano come per voler salire. Mi alzo e tolgo il disturbo. Una giornata così serve, e’ utile, sopratutto dopo una settimana di duro lavoro e migliaia di pensieri, a volte, claustrofobici quando la sensazione stando accerchiati da una folla di pendolari a Gare du Nord. Fuori c’è sempre altro che non conosciamo e che sicuramente ci aiuta a dare risposte a domande che per lo più rimangono insolute. E’ ora di tornare, back to’ reality. Il tempo dedicato a quest’articolo coincide con il progressivo calare del sole poiché non conosco la strada di ritorno ed il buio non e’ il mio miglior compagno di viaggio oggi.