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Gare de l’Est


Gare de l’est

Ho deciso. Oggi non scendo a Gare de l’est. Oggi tiro dritto. Oggi non mi fermo. Non mi alzo dallo « strapuntino » come chiamano in Francia il seggiolino dove ci siete sul vagone della metropolitana. Non chiedo: « pardon, s’il vous plait, Descendez vous à la prochaine? ». Non devo porgere le mie scuse a qualcuno che, in fondo, non mi conosce e che non è minimamente interessato ad ascoltarmi. Lascio che la gente si affolli davanti alle porte automatiche tra calore, spintoni e anziani che sbuffano.

Se osservo meglio, nella métro, c’é sempre qualcuno che, per non sentirsi in imbarazzo davanti alla marcatura stretta del vicino viaggiatore, cerca di fissare il soffitto o il pavimento. Ognuno ha la sua tecnica: chi guarda l’orologio continuamente ogni 5 secondi, altri, invece, chiudono gli occhi e si proiettano in un mondo fantastico spinto dalle note del suo Mp3 che sbattono, inesorabilmente contro la valigetta di chi gli stà accanto.

« Ma quanta gente c’è? Lo sapevo. Ancora una volta sarò in ritardo » lo leggo sull’espressione dipinta sul volto della signora con un quotidiano tra le mani, davanti a me. Come una gare d’atletica leggera i concorrenti si scaldano i muscoli, pronti a scattare al prima movimento dell’avversario e all’apertura delle porte.   » tutti pronti? » e tre, due, uno.. via….

Il metro rallenta, ci siamo quasi. Manca poco e tutto lo stress creato dall’attesa sarà solo un « brutto » ricordo mattutino, fino al prossimo corridoio o alla prossima coincidenza. Oggi non scendo. Cedo il mio posto volentieri a qualcun altro. Rimango seduto. Chiudo gli occhi, alzo il volume del mio Mp3. Una canzone spagnola.

Dopo quasi due anni ho deciso di non scendere più a gare de l’est. Il vuoto che la folla lascia è difficile da colmare perché si porta dietro tutta una routine che ti abitua giorno dopo giorno. Vi consiglio di restare a guardare un vagone che si svuota, subito dopo si e persavi da una strana sensazione. Non bisogna avere paura. La « peur » dura solo qualche istante sul lungo tragitto percorso dal métro.

Basta aspettare qualche fermata istante. Vicino alla Gare d’austerliz la vettura esce allo scoperto: meraviglioso. Tutto s’illumina in questa giornata del nuovo anno.  Una ragazza si siede sulla poltrona accanto, guarda fuori: fissa la Senna che passa sotto di noi, da un’altezza tale che in lontananza si può vedere perfettamente la chiesa di notre dame. Continuo verso le terminus di questa linea. La musica segue il ritmo dei binari. Su un cartello all’entrata della stazione c’è scritto: keep going.
Oggi non scendo a Gare de l’Est, ho molto altro da scoprire, sono troppo curioso per rimanere alle solite abitudini.

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