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Rédecouvrir Rabat.. by Hafida


Rédecouvrir Rabat
Rédecouvrir Rabat

L’aereo atterra all’aereoporto di Casablanca alle ore 17.30 del pomeriggio. Giusto il tempo di prendere i bagagli e mi dirigo verso l’uscita: mi guardo attorno e subito impallidisco tale é l’ansia che mi pervade. Tutte le aspettative si accumulano e prendono il sopravvento: fortunatamente l’espressione del mio viso si rasserena solamente quando noto un signore con in mano un foglio con su scritto il mio cognome. Come se qualcosa di famigliare e di rassicurante vi ci fosse rinchiuso. Lui tiene stretto, con una mano, il foglio, come se fosse un bene prezioso, e, per aiutarsi nella ricerca della persona attesa, lo sporge in avanti aspettando che qualcuno gli faccia cenno con il capo. Appena intravedo il mio cognome scritto su quel foglio, non esito un secondo a fargli cenno per fargli capire che sono io la persona attesa. Il signore termina la sua chiamata al cellulare: “ si si é arrivata, saremo li tra un paio d’ore”. Con le valigie al seguito ci dirigiamo verso l’uscita. Esco fuori dall’aereoporto e mi manca il fiato: riconosco i palmeti tipici del mio Paese natio che accompagnano i viali esterni. Il color ambra della terra risalta ancor di più il contrasto con il cielo, azzurro chiaro, come se le due parti fossero cariche, intrise, anch’esse dalla forte voglia di vita che si respira tra la gente.

 Chino la testa e salto in macchina: inizia cosi il viaggio tra Casablanca e Rabat. Imbocchiamo l’autostrada e sfrecchiamo veloci. Per tutta la durata del viaggio non ho potuto fare a meno dall’essere travolta da quello che vedevo. Per esempio, quando cominciammo a percorrere un lungo tratto dove il colore della terra è simile allo zafferano, sul ciglio della strada ci sono bambini che giocano mentre, in mezzo ai campi, i contadini fanno una pausa a causa del sole cocente. Quest’ultimi rimangono seduti a chiaccherare dei tempi giovanili e delle nuove generazioni. Ovviamente dall’auto non ho potuto carpire ogni singolo discorso ma l’espressioni dipinde sui loro volti non lasciano spazio ad altre interpretazioni.

Mi accosto al finestrino come volessi catturare con i miei occhi ogni singolo particolarare che scorre al di fuori della macchina. Non voglio perdere nessun dettaglio, nessuna montagna, nessun colore, come bramosa di continue novità. Mi concentro talmente tanto sul lato destro del finestrino che non faccio caso che d’altra parte, una lunga linea blu delinea un’immensa distesa di mare: l’Oceano Atlantico mi lascia senza parole. Per tutta la durata del viaggio noto che le macchine in circolazione somigliano tutt’altro che a delle vecchie carcasse con 4 ruote, anzi, la quantità di SUV mi ha impressiona. Questo la dice lunga sul costante accesso ai beni di consumo da parte del mondo arabo. In più, la globalizzazione sembra aver messo, anche qui, le sue radici poiché non é difficile incontrare bambini che mangiato un Happy Meal seduti in un Suv guidato da una donna velata. That’s the arab globalisation.

 Dopo un’ora di viaggio, in uno scenario d’altri tempi, il cartello situato sul ciglio della strata indica: Rabat. Usciamo dall’autostrada e prendiamo una via secondaria che ci conduce verso un agglomerato di edifici poco distante. Un lungo viale traversa il quartiere e mi rendo conto che comincia una delle zone più benestanti della città. Per più di un quarto d’ora non ho fatto altro che ammirare le case e gli edifici moderni che regnano in questa parte della città. Rimango attonica ed ammaliata allo stesso memento. Si possono intravedere ville maestose che ricordano una qualche dimora presidenziale mentre altre seguano lo stile nord europeo. Insomma; veramante uno spettacolo imperdibile.

Lo sguardo scorre lento sul panorama. Passiamo davanti a sedi importanti quali: il Ministero della Giustizia, Al Jazeera. Oppure residenze di diplomatici dell’Unione Europea: tutti edifici riadattati allo stile tipico Marocchino. Passati al vaglio uno o due edifici comincio ad annoiarmi un po`fino a quando, l’autista, ferma l’auto davanti ad un caseggiato: siamo arrivi.

Cronaca di un giorno marocchino..

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